Giovedì, Dicembre 14, 2017

Storia del Teatro

Nell'ultimo lustro del secolo scorso il vecchio e glorioso Teatro Sociale, costruito in piazza dei Micone nel 1858, era costretto a chiudere definitivamente i battenti dopo che una perizia effettuata dalla Regia Prefettura lo aveva giudicato "indecente" e "pericoloso" a causa del cattivo stato delle strutture. Per quattro anni, dal 1895 al 1899, Sestri dovette rimanere senza teatro. Soltanto nel 1898 l'impresario sampierdarenese Giacomo Bo e il costruttore Bartolomeo Merlo chiesero ed ottennero dal Comune il permesso di costruire un nuovo locale. I lavori, affidati all'impresa edile Gin del Viale, durarono circa due anni. La linea architettonica interna era per molti versi simile a quella del Politeama Genovese: a ferro di cavallo, con due ordini di gallerie, ventiquattro barcacce e un palco centrale per le autorità. Il sipario, opera del genovese Angelo Vernazza, discepolo di Nicolò Barabino, raffigurava il progresso artistico ed industriale di Sestri Ponente. In primo piano, su una specie di terrazzo circondato da una grande balaustra in stile rinascimentale, troneggiava una stele sulla quale era posta una figura femminile nell'atto di suonare una lunga e sottile tromba. Dalla stele scendeva, avvolgendola, un grande nastro sul quale erano scritti i nomi dei cittadini illustri: Giambattista da Sestri, pilota nella spedizione di Magellano; Fra Oliverio, amministratore del Molo Vecchio e architetto di Palazzo San Giorgio; Antonio Travi detto "il Sestri", pittore del Seicento; Oberto Foglietta, letterato e poeta dialettale; Casimiro Corradi, fondatore e maestro della banda municipale. Le loro figure apparivano dipinte sullo sfondo tra il panorama di Sestri industriale. Oltre ad altri locali, quali gli uffici e l’alloggio per il custode, c’era un ampio foyer al piano terra, collegato alla galleria da due ampie scale ad arco, con una serie di ingressi nel mezzo per accedere alla platea. Sul lato verso la piazza, tre grandi porte assicuravano una rapida uscita alla fine degli spettacoli, mentre a sinistra c’era un’apertura tra il foyer e l’attiguo caffè, che consentiva agli spettatori di acquistare e consumare bevande o altri generi di ristoro, durante gli intervalli. Al caffè, occasionali avventori potevano accedere anche dalla piazza in ogni ora del giorno. Il locale a destra del foyer era riservato all’ingresso del pubblico e alle casse.         

La cittadina aveva finalmente un nuovo teatro, che non faceva certo rimpiangere quello abbandonato. La convenzione tra i costruttori e il Comune prevedeva la gestione del locale per novant'anni, senza pagare affitto. Dopo tale data, il teatro sarebbe diventato di proprietà della civica amministrazione. Alla fine dell'estate 1899 il politeama iniziava la sua attività. Nel 1901, alla morte di Giuseppe Verdi, fu deciso di intitolarlo - assieme alla piazza antistante - al grande compositore di Busseto. Il Verdi ospitò nella sua grande sala l'ultimo scorcio del periodo aureo del teatro italiano. Le più famose compagnie drammatiche recitarono a Sestri Ponente e molte vi tornarono più volte, attratte dalla calorosa accoglienza che il pubblico riservava loro. Era una cittadina con notevoli interessi culturali ed artistici e i più celebri cantanti d'opera ebbero qui i loro trionfi. Anche le compagnie di rivista e quelle che si dedicavano all'operetta trovavano sempre una platea favorevolissima e nelle loro tournée non mancavano mai di  includere il politeama sestrese, inserito a buon diritto  nel circuito dei grandi teatri nazionali. Nel secondo turbolento decennio del XX Secolo, si erano svolti all’interno del teatro anche grandi manifestazioni patriottiche, comizi politici, accese assemblee pubbliche, l’annuale premiazione dei militi della Croce Verde o altre iniziative promosse da associazioni locali. Dopo la creazione della “Grande Genova”, avvenuta nel 1926, la piazza fu intitolata ad Alfredo Oriani e l’attività teatrale, con l’agguerrita concorrenza dei grandi teatri genovesi, divenne più saltuaria. In quel periodo, la gestione era passata alla società Lecet (Libero Esercizio Cinema e Teatri), gestita dalla famiglia Parodi, la quale aveva ritenuto più conveniente trasformare il Politeama in cinematografo, senza rinunciare però ad ospitare Gilberto Govi con le sue commedie dialettali, compagnie di varietà, qualche concerto, o affollatissimi e popolari veglioni, come quello per il Carnevale o “dei Malintesi”. Nel secondo dopoguerra, l’attività del teatro fu principalmente cinematografica, alternata a iniziative culturali, mostre, esposizioni, premiazioni o varietà. Una nuova delibera del Comune di Genova del 1951 concedeva alla Lecet la gestione del teatro Verdi sino alla fine del secolo, in cambio dei necessari lavori d’ammodernamento. 

Nel febbraio 1955 iniziarono i radicali lavori di ristrutturazione del teatro effettuati dall’impresa edile Stura, su progetto dell’architetto Burlando. Erano stati abbattuti alcuni camerini, i loggioni, le barcacce e locali annessi, realizzando un moderno cinema-teatro di millecento posti, con una vasta platea e un’ariosa galleria. Solo il palcoscenico e il boccascena erano rimasti immutati rispetto al passato. Lo schermo cinematografico tradizionale venne sostituito da quello panoramico, l’impianto d’amplificazione fu modificato da monoaurale a stereofonico.

La sera del dieci febbraio 1959 furono installate sul palco del Verdi le telecamere della Rai per trasmettere in diretta una delle più note commedie di Govi: “I manezzi pe’majà ‘na figgia”. In seguito, altre riprese televisive furono effettuate nel teatro sestrese. A proposito di televisione, per arginare l’emorragia di spettatori, di giovedì e di sabato sera veniva montato uno schermo televisivo sul palcoscenico, per consentire al pubblico di seguire i programmi più famosi, tra i quali gli avvenimenti sportivi, “Lascia o raddoppia” o “Il Musichiere”. Superata questa piccola crisi, negli anni successivi i gestori proseguirono l’attività cinematografica e teatrale. Negli anni ’70 si programmarono importanti spettacoli teatrali, tra i quali quelli con Dario Fo, Giorgio Gaber, Sylva Koscina. Ogni anno, inoltre, era diventato un appuntamento irrinunciabile per i sestresi assistere alle serate nel Verdi per il “Natale Genovese” (diventato poi “Natale Sestrese”), con la partecipazione di noti cantanti e artisti. 

Proprio all’inizio degli anni ‘80, il Verdi venne chiuso per oltre un anno, con la prospettiva di non riaprire mai più. In questo contesto, nacque una trattativa tra la Lecet e il Comune di Genova per la cessione dell’immobile all’ente locale, cessione approvata con delibera nel 1981. Il teatro Verdi restava però chiuso per mancanza di un adeguato progetto di gestione. A questo punto, alcuni degli ex dipendenti presero l’iniziativa di autogestire il teatro, attraverso la collaborazione del Cineclub Sestrese, che predispose un buon programma cineamatoriale e un ricco cartellone teatrale, con la partecipazione del Teatro Carlo Felice, del Teatro di Genova, del Teatro Instabile, della compagnia goliardica Baistrocchi e d’altre realtà culturali cittadine. Successivamente, nel 1985 la gestione passò alla società Blu di Genova che, allestendo con grandi difficoltà importanti spettacoli teatrali e musicali, proseguì nella conduzione sino al 1996, quando il teatro chiuse per consentire i lavori d’adeguamento alle nuove norme antincendio e di sicurezza. Per iniziativa d’alcune associazioni sestresi, nel frattempo fu fondato il circolo “Casa Verdi”, che si proponeva la più sollecita riapertura e la gestione del riadattato teatro. Dal 27 gennaio al 6 febbraio 1999, in occasione della presentazione ufficiale del progetto di ristrutturazione dell’architetto Lanza e per ricordare il centenario del teatro Verdi, venne organizzata una mostra storica nei locali della ditta Bagnara, assieme ad altre manifestazioni culturali.

I lavori di ristrutturazione per il nuovo Cinema Teatro Verdi sono iniziati a dicembre 2005 e terminati a ottobre 2006. Platea e galleria sono state ridisegnate per sfruttare meglio gli spazi interni. In particolare, la platea è stata sventrata per creare un’autorimessa interrata a box della capacità di 25 auto, con accesso tramite rampa esterna, indipendente dai locali del teatro. È stata risagomata la torre-palco per permettere l’inserimento del nuovo impianto di condizionamento, rivisto secondo le nuove norme, e sono stati realizzati un nuovo solaio e una nuova copertura del teatro (da tetto a falde a tetto piano).